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Terramacchina: un’iniziativa per l’educazione alla sostenibilità – Taronews

Terramacchina: un’iniziativa per l’educazione alla sostenibilità

“Terramacchina” è un viaggio in quello che è considerato il centro della Food Valley italiana: il territorio della provincia di Parma, culla di produzioni certificate e di qualità che ne segnano profondamente l’identità. Il documentario ha raccolto immagini e testimonianze per una riflessione a più voci sul concetto di sostenibilità nel settore agroalimentare, con l’obiettivo di favorire l’acquisizione, da parte di cittadini e portatori di interesse, di una maggiore consapevolezza e responsabilità relativamente alla gestione del territorio e delle sue risorse, acqua, suolo, aria, così tanto minacciate dagli attuali meccanismi produttivi.

Nella giornata di sabato 14 gennaio, organizzata dal Circolo Legambiente Altavaltaro, attorno alla proiezione del documentario è stata programmata una giornata di educazione alla sostenibilità, partendo da una semplice considerazione che compare anche nel documentario: ogni individuo ha un bisogno primario, mangiare. La maggiore forza proattiva che questo bisogno fondamentale porta con sé è quella di costruirle intorno la rinascita dello spirito critico, almeno nel campo alimentare, che sembriamo aver perso in questi anni così difficili dal punto di vista sociale ed economico.

Nel mattino, un centinaio di studenti dell’I.C. Zappa-Fermi si sono cimentati in un laboratorio che potesse far emergere dalla proiezione del documentario forme di consapevolezza ambientale che, all’interno dei curricula scolastici, gli studenti non riescono a sviluppare poiché incontrano solo saltuariamente questi temi. A partire dalla trasversalità disciplinare del concetto di sostenibilità, il laboratorio ha avuto l’obiettivo di far riflettere i ragazzi e le ragazze su temi come la tutela e la valorizzazione delle risorse, l’equilibrio ambientale e le modalità di produzione degli alimenti che loro stessi si ritrovano sulle tavole.
Dal laboratorio emergono dati che presentano almeno una doppia valenza: se da una parte gli studenti, almeno inizialmente, si dichiarano catastrofisti, ovvero non intravedono soluzioni per la cogente crisi ambientale, dall’altra, nel momento in cui si approfondiscono le tematiche, riescono ad elaborare critiche e, attraverso queste, ad abbozzare soluzioni specialmente per quanto riguarda gli aspetti palpabili della crisi ambientale, ovvero il consumo di territorio per l’urbanizzazione e la produzione locale di alimenti.

Con una notazione di carattere generale, occorre mettere in luce il fatto che la “questione ambientale”, in questo caso declinata nell’ambito dell’agricoltura e dell’uso del suolo, nasce e s’impone come argomento socialmente prioritario proprio nel momento in cui diviene chiaro ed evidente che la qualità e l’entità delle perturbazioni negli assetti e negli equilibri ambientali non possono più essere ritenute trascurate. L’esigenza di affermare un approccio preventivo nei confronti dei rischi connessi alle conseguenze dell’infausto sviluppo dell’agricoltura industriale spinge all’intensificazione degli sforzi mirati alla comprensione e alla strutturazione del sistema ambientale, sociale ed economico, anche attraverso il rinnovamento del sistema educativo e, più in generale, del sistema di formazione permanente che il Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile in via di conclusione ha posto tra le maggiori priorità.
Infatti, un qualunque professionista, così come un qualunque cittadino, dovrebbe ormai avvertire l’esigenza di adeguare le proprie attività al nuovo paradigma sostenibilità, non solo come momento di crescita personale in rinnovati contesti socio-ambientali, ma anche come passo irrinunciabile per poter competere nei nuovi mercati e nei nuovi sistemi economici fondati sulla mitigazione dell’impatto ambientale delle operazioni antropiche in relazione alle risorse.

A partire da questi presupposti, nel pomeriggio di sabato accanto alla proiezione del documentario, peraltro seguito da un sentito dibattito sullo stato dell’arte nella ricerca universitaria in relazione ai temi trattati in Terramacchina, il seminario “Agri-culture e biodiversità” ha voluto porre l’attenzione sulle pratiche già in atto nel territorio parmense per quanto riguarda la salvaguardia della biodiversità colturale e lo studio di nuovi sistemi produttivi e distributivi nel settore agroalimentare.
Enzo Melegari, esperto di frutti antichi e anima operativa dell’Azienda agraria sperimentale Stuard di Parma, con la sua solita verve ha portato una lezione sull’incredibile quantità di frutti presente nei nostri territori e sui pericoli che essi si estinguano: in questa direzione, il progetto Agricoltori custodi, sviluppato assieme alla Provincia di Parma, sta favorendo la diffusione delle varietà colturali antiche; stando alle ultime stime, si è arrivati, a livello provinciale, a più di duecento custodi. La presenza di Melegari al seminario è stata voluta affinché questo progetto riesca a trovare altre adesioni anche nell’alta valle del Taro.

Dai progetti ormai avviati e consolidati a quelli in fase di studio e sperimentazione: Andrea Fontana, presidente dell’Associazione verso il Distretto di Economia Solidale del territorio parmense, ha spiegato come il DES sta provando a mettere in collegamento diretto produttori e acquirenti all’interno di un sistema denominato “Piccola Distribuzione Organizzata”. Sull’onda del successo e della diffusione dei Gruppi di Acquisto Solidale (in provincia sono ormai più di trenta, con circa 1200 persone che ruotano attorno a queste modalità di acquisto, senza contare le persone che acquistano attraverso i GAS pur non facendone formalmente parte), il DES sta organizzando, consolidando e sistematizzando l’universo dei GAS parmensi: si tratta di gruppi di persone che, mettendosi in collegamento diretto con i produttori, hanno fatto una scelta etica ben precisa, ovvero acquistare prodotti, senza la mediazione di un distributore, solo da coltivatori ed allevatori che operano sul territorio con processi a minimo impatto ambientale e utilizzando materie prime certificate e di indubbia qualità.
Insomma, il DES ha fatto propria e ha valorizzato la ferma presa di posizione dei “gasisti”: voglio sapere cosa mangio, voglio conoscere chi produce il cibo che finisce nel mio piatto, voglio contribuire, attraverso i miei acquisti, alla diffusione di metodi produttivi che non contribuiscano alla devastazione dell’ambiente, del paesaggio e del territorio.

La giornata si è conclusa con la presentazione dei prodotti comprati attraverso il Gruppo di Acquisto Solidale dell’alta val Taro e con un rinfresco curato da Aziende agricole locali e biologiche, occasione per testare prodotti e gusti che la grande distribuzione alimentare ha fatto ormai dimenticare alla grande maggioranza dei consumatori..

In conclusione, come si addice alle pratiche di educazione alla sostenibilità, la giornata si è posta come una tappa nel percorso per la comprensione delle possibilità/potenzialità che abbiamo nell’interagire con i sistemi naturali: la formazione permanente alla sostenibilità si rivolge ad ogni categoria professionale, sociale e culturale, adottando metodi scientifici per spiegare l’interazione tra sistemi antropici ed ambientali. Utilizzando una locuzione ormai diffusa negli ambienti pedagogici, da questa tipologia di giornate informative occorre far emergere un nuovo paradigma didattico: saper elaborare attraverso l’adozione di strumenti critici, saper fare attraverso l’apprendimento pratico e saper essere attraverso la presa di coscienza della necessità di un cambiamento che ci coinvolga nella nostra dimensione più personale.

Federico Rolleri