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OPEN, l’Esposizione Internazionale con un tocco di Valtaro – Taronews

OPEN, l’Esposizione Internazionale con un tocco di Valtaro

La volete una buona scusa per un weekend a Venezia?
Eccola: c’è un “ragazzo del borgo” che partecipa a un esposizione importante e voi potete andare là, mettere su la faccia seria e sussurare al vicino: “Sa, conosco l’artista…”.
Facezie a parte, l’evento c’è davvero e varrebbe bene una gita fuori porta.
Parliamo di OPEN, esposizione internazionale ideata da Paolo De Grandis, giunta alla sua quattordicesima edizione, in cui artisti di tutto il mondo espongono le loro sculture e installazioni. Stefano Devoti è uno di loro e la sua installazione resterà in bella mostra al Lido fino al 2 Ottobre.
Lasciamo ora alle parole della curatrice della mostra il felice compito di raccontarvi i dettagli dell’esposizione e dell’intervento di Stefano in questo contesto.

http://artecommunications.com/

 

Testo integrale della curatrice Carlotta Scarpa

Arte come strumento, arte in gioco tra l’artefice e lo spettatore. Lo scenario è aperto e l’arte è per tutti.
Si svela così la quattordicesima edizione di OPEN, Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni, un punto d’osservazione mobile, aperto alla contemporaneità, su quei territori che slittano e si sovrappongono generando inediti immaginari.
L’arte, esposta lungo i viali e gli spazi aperti, così cosmopolita, nata in contesti assolutamente differenti, svela la necessità di sondare liberamente i linguaggi, di attraversare trasversalmente i codici, con atti di coraggio. Materia fervida in trasformazione, nonché imprevedibile di fronte alla pretesa di fissarla in rigide coordinate: per questo composta da sculture, installazioni, happening, performance in continuo assetto.
Apre il percorso espositivo quale omaggio alla vita che rinasce l’imponente e conturbante orchidea di bronzo dipinto The Chromatic Archaeology of Desire di Marc Quinn. Fulgida nei colori, sconvolgente nella ricerca del dettaglio, ferma e imperturbabile allo scorrere del tempo. Il binomio bellezza-tempo, vita-morte è un forte leit motiv nelle opere dell’artista inglese, esponente della Young British Art e tra i maggiori artisti a livello mondiale.
Quello di OPEN è un allestimento eclettico, eterogeneo fatto di contrasti che rifugge le assonanze proprio perché all’aperto negli spazi pubblici del Lido non fortemente connotati nei quali l’opera emerge con tutta la sua forza espressiva per destare l’interesse e la meraviglia dei visitatori.
E sulle antitesi si dipana il tratto del Lungomare Marconi nel quale le sculture si susseguono in un crescendo empatico di materia e colore. Dall’irriverente fontana a forma di M capovolta di McDonald’s dell’artista cinese Feng Feng allo sberleffo del bimbo asiatico di Filippo Zuriato, tropi al contrario per schernire gli ormai troppo citati banalismi geografici tra oriente e occidente.Interminabili cavi elettrici colorati compongo l’albero della giovane artista svizzera Shendra Stucki e, se da principio esso appare inadeguato in un viale alberato, si rivela poi in virtù del suo cromatismo perfettamente inserito nel contesto.
La camicia stropicciata in acciaio di Ma Han, elemento pop che si ripete per moduli nella ricerca espressiva dell’artista cinese, gioca qui con i riflessi della base specchiante, una mise en scene che anticipa la visione alterata dell’enorme chiave dell’artista albanese Alfred Milot Mirashi, scultura, veicolo itinerante, manifesto di pace, passepartout per ogni civiltà.Schierate ad incalzare il visitatore le opere del secondo tratto espositivo, si susseguono in un altalenante gioco di dissonanze coloristiche e volumetriche, le opere d’arte sono ai tempi nostri sì asilo concettuale ma quando le si porta all’aperto la loro presenza materica deve arrivare fulmineamente ed è questo aspetto che contraddistingue i lavori in mostra.
Le tavole da surf dell’artista greco Marios Eleftheriadis, d’oro luccicanti e decorate con applicazioni alla ready made celano poi il messaggio dissacrante (“Fuck you”) che disorienta proprio perché inserito in un oggetto kitsch. Gioca invece con i volumi l’installazione di Maria Kompatsiari, i suoi cubi vagamente inseriti nel contesto rivelano all’interno tele dipinte.Del tutto concettuale, la porta di Puni, nella quale campeggia la scritta “Emergency exit” intesa come emergere ma anche prendere forma. La stessa collocazione prevede l’inabissamento e poi l’affioramento parte costruens e destruens o viceversa di questo oggetto d’arte sibillino e magico. Un segno poetico che altera appena la forma del luogo.Quello di He Gong è un pozzo vuoto realizzato con bottiglie di recupero per salvare Venezia, bottiglie da riempire con i messaggi per oltrepassare il grande blob delle utopie contemporanee. Un messaggio su carta in una bottiglia, uno per ogni desiderio, ideale.Di protesta l’installazione di Marina Gavazzi, stampe fotografiche su pannelli infuocati che rivelano lo sdegno dell’artista nei confronti dei recenti e non episodi di pedofilia del clero.L’intervento di Stefano Devoti mette in scena un cortocircuito di fibre ottiche ad avvolgere una maschera di alluminio, installazione cosmogonica, big-bang, materia di luce in espansione. Si integra con l’ambiente Legs di Marilena Vita, una stampa fotografica su pvc nella quale si librano in un prato verde le gambe pallide dell’artista, evocazione, favola contemporanea.Un omaggio al mito ed alla natura il tempio di palme di Antonella Barina espressione del corso mutevole del tempo, che lega l’uomo e la natura, il particolare e l’universale a cui fa da contrappunto l’aggrovigliato totem di fili plastici di Alex Angi nel quale i materiali di recupero vivono una seconda coloratissima vita.La letteratura del Bangladesh, le sue allegorie, il mito del viaggio nella storia della letteratura, sono la chiave interpretativa di The Tomb of Qara Köz dell’artista Ronni Ahmmed. Le più di mille uova decorate sono la legittimazione dell’idea stessa di umanità e così solo tramite una deriva fisica e mentale si può arrivare a ripensare a un uomo nuovo, in grado di accettare la convivenza degli estremi, tradizione e futuro.Dialoga con la facciata liberty del Grande Albergo Ausonia & Hungaria il vaso rivestito di innumerevoli mani di Tarshito. L’impronta intangibile si ripete con insistenza, rifuggendo banali esotismi o localismi per aprirsi a contaminazioni culturali. All’interno dell’albergo le sculture di Otto Fischer, piccoli bronzi dalla superficie irregolare che abdicano alla narrazione per concentrarsi sul portato emotivo di una materia visiva volutamente grezza.In Fuck the World di Marco Veronese ogni elemento (il mappamondo, lo scheletro della mano, il gesto) si appropria di una valenza estetica e semantica indipendente laddove i conflitti lasciano il posto al filtro dell’ironia per ri-definire una nuova tendenza espressiva in versione pop.
Tempo interiore, tempo della memoria è quello che lega gli abbracci di carta che svelano all’interno brandelli di pelle, contagio epidermico nell’installazione di Martin Emilian Balint: infinite sagome che stazionano in una teca in plexiglas, scrigno universale di interazione con i visitatori.Il duo Casagrande & Recalcati si consegna alla libertà espressiva del particolare per raccontare il meccanismo perfetto della natura, del fiore che si schiude in infinite sfumature. Le tele sono moduli incatenati l’un l’altro che si trasformano in una partitura regolare e finissima accolta dallo storico Hotel Excelsior.Quella dei giovani artisti della Finnish Academy of Fine Arts – Kemal Can, Mika Helin, Riitta Kopra, Matti Koskinen, Oskari Tolonen – è un’arte che si nutre degli stimoli offerti dalla natura “strutturata” dell’Isola di San Servolo. L’albero o l’insegna divengono elementi paralleli che si affrancano dalla necessità propria del concetto geometrico perché, pur nascendo all’insegna della assoluta libertà espressiva svincolata da un tema obbligatorio, si incontrano, si ibridano in giochi linguistici senza confondersi. Il fiore all’occhiello della mostra: la presenza dell’enfant prodige Mahdiyar Arab, il più giovane scultore iraniano che a soli 7 anni ha già presentato numerose mostre personali e collettive nel suo paese.OPEN: tra ordine e disordine, armonia e dismisura, leggerezza, colore e mobilità.

Carlotta Scarpa