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Incontro con l’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania INTERSOS Borgotaro 13-03-2015 – Taronews

Incontro con l’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania INTERSOS Borgotaro 13-03-2015

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Anche la musica di Giorgio Gaslini all’incontro di Intersos sulla Birmania a Borgotaro.
Durante la serata verranno proposti ancuni brani di Giorgio Gaslini composti in occasione di un soggiorno del Maestro in Birmania insieme a brani di San Suu Kyi tratti dal suo libro ” La mia Birmania “, letti dall’attrice Simona Caucia.
Venerdì 13 marzo alle ore 21,00 presso Palazzo Tardiani a Borgotaro

Borgo Val di Taro PR
Palazzo Tardiani
Incontro con l’Associazione per l’Amicizia Italia Birmania
Anche la musica di Giorgio Gaslini all’incontro di Intersos sulla Birmania a Borgotaro. Durante la serata sono stai proposti alcuni brani di Giorgio Gaslini composti in occasione di un soggiorno del Maestro in Birmania insieme a brani di San Suu Kyi tratti dal suo libro La mia Birmania , letti dall’attrice Simona Caucia.
Interviste
Damaso Feci – Albertina Soliani
Venerdì 13-03-2015



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Intersos San Suu Kyi Borogtaro 3-03-2015
Intersos San Suu Kyi Borogtaro 2- 3-03-2015


Birmania,Myanmar
Foto Federico Spagnoli

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Aung San Suu Kyi [ʔàʊɴ sʰáɴ sṵ tɕì]; Yangon, 19 giugno 1945) è una politica birmana, attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani sulla scena nazionale del suo Paese, oppresso da una rigida dittatura militare, imponendosi come leader del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991. Nel 2007 l’ex Premier inglese Gordon Brown ne ha tratteggiato il ritratto nel suo volume Eight Portraits come modello di coraggio civico per la libertà
[Figlia del generale Aung San (capo della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, di cui fu segretario dal ’39 al ’41) e di Khin Kyi, la vita di Aung San Suu Kyi è stata travagliata fino dai primi anni. Suo padre[2], uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l’indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947, fu infatti ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la bambina di appena due anni, oltre che la moglie, Khin Kyi, e altri due figli, uno dei quali sarebbe morto in un incidente.
Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960. Aung San Suu Kyi fu sempre presente al fianco della madre, la seguì ovunque ed ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole indiane e successivamente inglesi, tanto che nel 1967, presso il St Hugh’s College di Oxford, conseguì la prestigiosa laurea in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Continuò poi i suoi studi a New York, dove lavorò per le Nazioni Unite e dove incontrò il suo futuro marito, Michael Aris, studioso di cultura tibetana, che sposò nel 1971 e col quale ebbe due figli, Alexander (nato nel 1972) e Kim (nato nel 1977).
Ritornò in Birmania nel 1988 per accudire la madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare che tuttora comanda in Myanmar. Fortemente influenzata [3] dagli insegnamenti del Mahatma Gandhi[4][5] e dai concetti buddisti,[6] Aung San Suu Kyi entrò in politica fondando la Lega Nazionale per la Democrazia, il 27 settembre 1988[7]. Neanche un anno dopo le furono comminati gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta del regime.
Nel 1990 il regime militare decise di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro, tuttavia i militari rigettarono il voto e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. L’anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace e usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano.
Gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995, ma rimaneva comunque in uno stato di semi libertà, non poté mai lasciare il paese, perché in tal caso le sarebbe stato negato il ritorno in Myanmar, e anche ai suoi familiari non fu mai permesso di visitarla, malgrado i numerosi interventi, degli Stati Uniti, del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan o di papa Giovanni Paolo II, neanche quando al marito Michael fu diagnosticato il cancro, che di lì a due anni, nel 1999, lo avrebbe ucciso lasciandola vedova.
Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta una maggiore libertà d’azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003, mentre era a bordo di un convoglio con numerosi sostenitori, un gruppo di militari aprì il fuoco e massacrò molte persone, e solo grazie alla prontezza di riflessi del suo autista, Ko Kyaw Soe Lin, riuscì a salvarsi, ma fu di nuovo messa agli arresti domiciliari. Da quel momento la sua salute andava peggiorando, tanto da richiedere interventi e ricoveri.
Il “caso” Aung San Suu Kyi ha incominciato ad essere un argomento internazionale, tanto che gli Stati Uniti d’America e l’Unione europea hanno fatto grosse pressioni sul governo del Myanmar per la sua liberazione, ma gli arresti domiciliari furono rinnovati per un anno nel 2005 e ulteriormente rinnovati nel 2006 e nel 2007.
L’importanza e lo spessore morale delle sue gesta in favore dei diritti umani hanno raggiunto una moltitudine di consensi nell’opinione pubblica globale e nei più prestigiosi ambienti culturali. Nel 2000 le è stata attribuita una laurea honoris causa in filosofia dall’ Università di Bologna, che ha potuto ricevere ufficialmente solo il 30 ottobre 2013[8].
Il 9 novembre 2007, lasciò l’abitazione dove era confinata agli arresti domiciliari. Per il suo impegno per i diritti umani, il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d’oro del Congresso.
Il 3 maggio 2009 un mormone statunitense, John William Yethaw, ha raggiunto a nuoto la casa in cui è costretta agli arresti domiciliari attraversando il lago Inya. Il 14 maggio la giunta militare ha arrestato, e il 18 successivo ha processato, Aung San Suu Kyi per violazione degli arresti domiciliari. Il termine dei domiciliari e la liberazione dell’attivista birmana dall’ultimo arresto sarebbero scaduti il 21 maggio. Secondo buona parte della stampa internazionale e la stessa Lega nazionale per la democrazia, l’impresa di Yethaw è stato il pretesto fornito alla giunta militare per mettere fuori gioco Aung San Suu Kyi prima di sottoporre il popolo birmano alla votazione di un referendum per l’approvazione di un testo costituzionale che, di fatto, sancisce la continuazione del potere dei militari sotto forme civili, escludendo del tutto la Lega nazionale per la democrazia.
L’11 giugno Aung San Suu Kyi è stata nuovamente condannata a tre anni di lavori forzati per violazione della normativa della sicurezza, che poi sono stati commutati dalla Giunta militare in 18 mesi di arresti domiciliari.
Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi è stata liberata[9]. Il 1º aprile 2012 ha ottenuto un seggio al parlamento birmano[10][11]. Nonostante ciò la Birmania non è ancora libera e il passato dittatoriale grava ancora sulla nazione. Il 16 giugno 2012 ha ritirato il premio Nobel per la Pace. Ora sta iniziando a visitare vari stati, dato che le è stato finalmente concesso il permesso dal Governo birmano. Andrà in Inghilterra dal figlio e, in seguito, anche in Francia
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La Birmania (in birmano ufficialmente, Myanmar, i/ˌmjɑːnˈmɑ/), ufficialmente Repubblica dell’Unione della Birmania (in birmano Pyidaunzu Thanmăda Myăma Nainngandaw, pronunciato [pjìdà̀uɴzṵ θà̀ɴməda̯ mjəmà nàiɴŋàɴdɔ̀])[8] è uno Stato dell’Asia sudorientale. Occupa parte della costa occidentale della penisola indocinese, è affacciata sul Golfo del Bengala e sul mar delle Andamane e confina da ovest a est con Bangladesh, India, Cina, Laos e Thailandia.
Dopo il colpo di Stato del 1962, è controllata dal regime militare. La Birmania è uno dei cosiddetti paesi in via di sviluppo. Ha una popolazione stimata di circa 50 milioni di abitanti, ma l’ultimo censimento affidabile fu svolto nel 1984 (allora circa 33 milioni). Il 27 marzo 2006, la giunta militare ha spostato la capitale da Yangon a Pyinmana, che è stata ufficialmente rinominata Naypyidaw, cioè “sede dei re”.
Nel settembre del 2007 sono cominciate nuove proteste di piazza capeggiate da monaci buddhisti, tese a un cambiamento in senso democratico del regime del paese, e sfociate in gravi incidenti con vittime, tra cui il reporter giapponese Kenji Nagai.[
La denominazione “Birmania” deriva dal nome dello Stato in lingua locale colloquiale, Bama. In birmano, la Birmania è indicata tanto con Bama (/bəmà/) che con Myama (/mjəmà/). Myanma è la versione tipica del registro scritto e letterario, mentre Bama è la forma più diffusa, che rappresenta la versione colloquiale e da essa derivano gli esonimi Burma e Birmania.
Secondo la propaganda del regime dittatoriale birmano il termine Burma sarebbe legato all’etnia maggioritaria dei Bamar, e quindi sgradita alle minoranze locali, mentre Myanmar, nome imposto dopo il colpo di Stato del 1988, sarebbe etnicamente neutro. La BBC, che utilizza esclusivamente Burma, fa notare come gli etimologisti considerino le argomentazioni del regime del tutto false ed inaccettabili, in quanto sia Myanma(r) che Burma provengono dalla stessa radice, hanno la stessa valenza semantica e sono stati utilizzati in modo intercambiabile per secoli.[10]
Il nome Myanmar, deriva dal termine (relativo al registro linguistico formale) Myanma o Myama a cui, nel 1989, la giunta militare birmana aggiunse una “r” finale per facilitare la pronuncia dell’inglese. Tale modificazione rientrò nel programma di revisione dei nomi previsto da una legge interna ratificata dal regime nel 1989: l’Adaptation of Expressions Law.
Myanma (e quindi Myanmar) è la forma breve della denominazione ufficiale “Myanma Naingngandaw”, in lingua birmana, e incominciò a diffondersi con l’arrivo dei Mongoli nel XIII secolo. Solo nel 1989, il nuovo nome venne imposto dalla giunta militare appena arrivata al potere, per sostituire Burma, nome ufficiale dal 1948 al 1989, come avvenne per Rangoon, ora Yangon.
L’esonimo italiano è Birmania. L’Unione europea preferisce usare entrambi i nomi: Birmania/Myanmar.[11] BBC, The Wall Street Journal e The Financial Times, i governi del Regno Unito e degli Stati Uniti d’America usano la denominazione “Burma” (Birmania) per lo Stato e “Burmese” (birmano) come aggettivo
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