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Da Lucia Tagliavini per il Premio Letterario la Quara. Ritornomaggio 2020 – Taronews

Da Lucia Tagliavini per il Premio Letterario la Quara. Ritornomaggio 2020

Da Lucia Tagliavini

Ritorno

In questi tempi col desiderio immenso di ritornare tra i miei monti ho sognato .come se questa incresciosa situazione che si è venuta a creare, mi avesse ossessionato a tal punto da pensare che non li avessi potuti più vedere, osservare, calpestare, ammirare in tutta la loro bellezza. Ho sognato Mi è apparsa una valle piena di fiori,che libravano nel cielo azzurro e partivano tutti da un enorme spiazzo di Via Libertà, andando a posarsi chissà dove nell’aria tersa di una bella giornata di sole…i loro petali volteggiavano, formando una caleidoscopica nuvola colorata dalle mille sfumature.

Volavano leggiadri portando con sé parole di oggi e di ieri….Ogni fiore aveva un nome, era quello di chi ora non c’è più ed ancora ricordava le sere d’estate trascorse in quel luogo magico dove il padrone di casa , quasi un bravo mattatore intratteneva tutti tra balli e canti condividendo con tutti noi le sue passioni e i suoi interessi per tutto quel che aveva dovuto imparare per gestirsi al meglio il suo lavoro di bravo arredatore di esterni e di bravo restauratore di chiese e antichi palazzi. Il suo mondo era fatto di cultura, quella che aveva coltivato durante il suo percorso di vita e che lui amava di qualsiasi tenore essa fosse. Eravamo appena usciti dal secondo conflitto mondiale, quando gesti con passione e spirito di sacrificio, la biblioteca del suo paese catalogando libri e qualora necessario riportandoli ad antico splendore acquistando gli strumenti necessari per la rilegatura, restaurando ne cosi il patrimonio librario. Quest’uomo era mio padre..Uomo di grande generosità non disdegnava di mettersi a servizio del proprio paese e della vallata. Al tempo d’oggi con la moderna tecnologia,tutto riesce più facile ma pensiamo un tempo, quanto lavoro avrà fatto e quanto il tempo impiegato!!!!.Se poi consideriamo che lo ha fatto salvaguardando beni di un’intera comunità ..I suoi interessi erano molteplici e il bagaglio culturale che si portava appresso, era variegato come quelle sfumature che mi regalava il mio sogno in quel pezzo di cielo, nel luogo in cui lui ha lavorato. In quel cortile, tra quel brulichio di fiori colorati tornava chiara la vita di un tempo..giocavo..ma poco più distante vedevo gente,in un frenetico andirivieni operai che lavoravano, impresari e committenti, mezzi per il carico e lo scarico delle merci tutti contribuivano all’arredo di una vallata che oggi ci regala tanta bellezza.

Si sono nata Borgo Val di Taro,una valle che ho attraversato in lungo e in largo con mio padre imprenditore di marmo e cemento e che ha lasciato la sua opera un po’ ovunque, rispettando l’amenità di quei luoghi arredandoli con bellissimi decori e sculture e pitture, uscite dalle sue mani. nelle ville e nei giardini ,nelle piazze, nei cimiteri, nelle chiese, per le strade, nei teatri…. Vi visse e vi lavorò, in un periodo in piena fioritura liberty per poi avviarsi verso quello che le avanguardie artistiche ci avrebbero lasciato in seguito. Grande conoscitore di arte, non disdegnava di alimentare la sua cultura con libri e pubblicazioni di vario genere che in casa sua non mancavano mai. Riviste e libri di arte e storia e letteratura alimentavano la sua ricca biblioteca. Fu grande conoscitore e socio del Touring club italiano e ancora riviste come le Vie d’Italia e le Vie del mondo, fanno bella mostra di sé tra quegli scaffali ricchi di libri. Abituò le figlie alla conoscenza della musica e ballava con la stessa maestria con cui foggiava un ‘opera d’arte. Grande conoscitore di lirica, ricordava spesso il Regio e, in casa, estraniava la passione per le opere di cui incontrastato collezionava libretti con testo e dischi, ma non rinunciava nemmeno ad un bel film o a qualche colorata operetta……….amava l’arte la cui conoscenza per lui era anche una necessità,e non disdegnava di imparare a muoversi tra i molti musei che la sua città, Parma, via via creava per non far dimenticare la sua storia…..Il suo esempio fu di insegnamento a tutti noi che cosi imparammo a interessarci al suo mondo dove la cultura deteneva il primo posto inconsciamente trainandoci lungo la ‘strada’ che lui percorreva….
Fu cosi che la passione per le arti in genere si appropriarono del nostro vissuto: ci siamo trovati quasi un libro stampato, di quelli belli dove tante illustrazioni colorate, lo arricchiscono, riflesso tra i membri della famiglia. La fotografia,la scultura, la pittura, la poesia, la musica, s’impossessarono di noi come in un mondo che sembrava segnare il nostro percorso di vita.. Si ecco, il mio sogno di questi giorni….. mi ha riportato là dove ho vissuto la mia infanzia tra libri e foto, numismatica e filatelica, tra marmi e cemento, tra musica e spartiti per pianoforte, e ..note… tante note, che vibravano nell’aria di quel piazzale che ora muto e silenzioso racconta il suo passato ai tanti che lo hanno conosciuto e che insieme a me, ricordano i suoi momenti di gloria….

Frequentavo la terza elementare, la maestra dall’alto della sua cattedra spiegava la storia e tutto ciò mi affascinava come fosse una bella favola….L’uomo che fin da quando ha messo piede sulla terra, ha avuto a che fare con il suo sostentamento e doveva in qualche modo difendersi da quel mondo che gli si presentava davanti, a me bambina di otto anni, entusiasmava e non poco. Un bel giorno, dopo aver fatto un percorso di studio sulla preistoria e l’uomo primitivo e che col suo ingegno era riuscito a sopravvivere scoprendosi gradatamente capace di foggiare pietre, cacciare animali, lavorare la terra e procurarsi tramite l’argilla anche suppellettili, di cui fare uso domestico, aveva qualcosa di magico…Quando poi scorrendo quelle pagine e quel susseguirsi di termini in quel sussidiario che in quei tempi lontani si univa al libro di letture, mi trovai immersa in mondi a me sconosciuti, fino a raggiungere con meraviglia, quello fantastico di greci e romani, della loro abilità di conquista, delle loro colossali opere architettoniche, iniziai a vedere la storia e l’arte, come qualcosa di veramente speciale, tanto da desiderare un giorno di partire per quelle spedizioni archeologiche, a quei tempi un po’ rare..alla scoperta di civiltà antiche..Fu così che termini come antichità, dorico, ionico, corinzio, decorazioni, capitelli e altro …me li trovai dentro la porta di casa, nella realtà della mia vita quotidiana…..Ero, come tutti i bambini, molto curiosa, e allora ogni tanto ma non troppo facevo domande….Non so se succedeva in tutte le case ma da noi bisognava aspettare il momento buono per farle ..non sempre i grandi erano ben disposti verso di noi….Papà mi raccontava che il capitello corinzio,tra quelli elencati su i miei libri di scuola, era l’ultimo in ordine di tempo per quanto riguardava le prime civiltà, ma altri sorsero più in là quando altre, si affacciarono sul mediterraneo….Lo sapeva bene lui, che aveva dovuto ristrutturare la Chiesa di Gotra di origini Bizantine e dare il suo contributo alla chiesa di Baselica con un bel neogotico uscito dalle sue mani e da chi lavorava per lui e per ogni chiesa che risistemava,ne studiava gli stili e la storia, prima di metterci mano ……..E allora, visto il mio interesse, mi spiegava che sul capitello corinzio era raffigurata una foglia che sprigionava sensazioni di regalità e bellezza : era quella di una pianta che si trova in natura con delle grandi foglie, che sicuramente hanno ispirato il popolo greco a riprodurle sui capitelli delle loro colonne. Era l’acanto che solo molto più tardi io piantai, memore delle sue parole, nel mio giardino…Mi ci volle del tempo per fare conoscenza con questa pianta che ha accompagnato i miei sogni e la mia fantasia di bambina,ma un bel giorno, dopo anni…tanti anni, la trovai in un giardino, appartenente alla mia vicina di casa, che ben contenta me ne dette un piantina da trapiantare nel mio… Belle, regali le foglie dell’acanto e le colonne corinzie, dove vi sono riprodotte, alimentano ancora oggi la mia fantasia e mi portano in mondi lontani……L’ entusiasmo, la curiosità, l’interesse che hanno accompagnato la mia vita non si sono spenti cogli anni e ancora cerco di capire le tante cose che mi sono scure della vita che il papà con la sua azienda trascorreva su quei monti…torna difficile mettere insieme tutte le tessere di quel mosaico che è stata la sua esistenza. Mi misi a cercare, tra le cose di casa, documenti riguardanti l’opera di mio padre e trovai tra esse progetti,schizzi, scartoffie varie, foto che la riproducevano…… Ecco apparire: ristrutturazioni di chiese, di antichi palazzi, di belle villette liberty con i loro decori…..Tornai indietro nel tempo, quando, ormai, trascorso quasi un secolo, arrivai alla conclusione che lui era stato chiamato al mantenimento e alla ricostruzione di quel patrimonio culturale che troviamo nei luoghi più nascosti della valle….. Chiese distrutte dalla guerra, chiese sconsacrate, castelli….antiche ville, stalle trasformate in alberghi per dare inizio al turismo in Val Taro, con lui riebbero vita …Fu così che lui fu chi mise insieme quelle tessere di quel mosaico che ancora io cerco di ricomporre,quasi un puzzle senza fine…… Ogni tanto qualcosa di nuovo balza al mio occhio e la mia attenzione si posa là in quel cortile dove con la leggerezza di una farfalla intravvedevo volare tra i fiori colonne, capitelli e altro che silenziosamente si andavano a posare là dove lui li aveva in realtà, collocati. Questo racconto che avrebbe dovuto partecipare ad un noto premio letterario ma che per sopraggiunto limite di tempo per la consegna non è stato fatto, lo dedico a mio padre ma anche a chi ancora avrebbe potuto raccontare molto di lui,ma che in questi terribili giorni di pandemia, ha lasciato questo mondo per raggiungerlo lassù oltre quel cielo trapunto di stelle che ogni volta che le guardiamo ci raccontano le nostre vite ed è ancora come se vedessimo rivivere le storie di ognuno di noi…..

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