cupola brunelleschi costruzione

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Il nostro Filippo vince il concorso ma, purtroppo per lui, i notabili della fabbrica gli affiancano Lorenzo Ghiberti, famoso per aver vinto nel 1401 – proprio ai danni di Brunelleschi – il concorso per la realizzazione delle formelle bronzee della porta nord del vicino Battistero. Fu anche il primo a introdurre la figura dell'architetto progettista e unico, assoluto responsabile di un'opera: bisogna pensare che, nel Medioevo, si innalzavano intere cattedrali senza un progetto vero e proprio, semplicemente affidandosi sul cantiere all'esperienza della collettività. Le affinità con la cupola del Pantheon sono infatti poche, a livello formale e strutturale: cambiano i materiali (mattoni nel Duomo di Firenze, calcestruzzo al Pantheon), le forme (una volta ottagonale invece di una cupola semisferica), il tipo i struttura (una cupola a doppia calotta invece che una cupola a singola calotta), il fatto che la cupola sarebbe svettata sulla città e visibile da lontano, mentre invece la cupola del Pantheon, notevolmente più bassa, rimane nascosta tra i palazzi di Roma. La cupola, leggiamo nella sua Storia dell’Architettura del Rinascimento, “si colloca tra il passato e l’avvenire”, e “conclude l’immagine tradizionale della città, e dà la misura delle possibilità future. In ogni caso, Brunelleschi non tollera la presenza del Ghiberti: Filippo vuole essere ricordato per sempre nelle cronache future e non vuole condividere con nessuno tale primato. Malgrado le suggestioni che provengono dal mondo classico, però, a causa delle notevoli dimensioni da fronteggiare qui, l’architetto non può utilizzare una cupola emisferica, come nel Pantheon, ma partorirà una cupola a sesto acuto, come negli edifici gotici. Gli operai invece festeggiarono più tardi, visto che mancavano alcune finiture, ma anche loro, il 3 agosto, poterono brindare: ancora con una colazione a base di pane, meloni e vino (questa volta però schietto, per celebrare l’evento: era concesso solo in occasione delle feste, oppure per celebrare un avanzamento particolarmente importante nei lavori del cantiere). I nuovi ideali erano l'autosufficienza, la virtù civica, l'intelligenza e la fiducia quasi illimitata nella capacità dell'uomo. Il capolavoro di Antonio Fontanesi, Il capolavoro di Caravaggio a Malta: la “Decollazione di san Giovanni Battista”, La scoperta del Titulus Crucis e le reazioni nell'arte: Michelangelo e Signorelli, Il mondo mentale di Cosmè Tura: i due tondi di san Maurelio alla Pinacoteca di Ferrara, I capolavori giovanili di Michelangelo: la Madonna della Scala e la Battaglia dei Centauri, Furti di diritti, furti di opere. Un complotto che univa una serie di personaggi di primo piano dello scacchiere italiano dell’epoca, dal papa Sisto IV al re di Napoli Ferrante d’Aragona, nella volontà di eliminare fisicamente i Signori di Firenze: i fratelli Lorenzo e Giuliano de’ Medici. Anche oggi la cupola brunelleschiana appare come un unicum, sospeso fra due epoche; è in sostanza un’opera gotica, non per il sesto acuto ma per i legami organici con l’edificio di Arnolfo e per l’importanza dell’impegno strutturale; come nelle grandi cattedrali duecentesche e trecentesche, s’intende toccare il limite delle possibilità insite in un dato sistema costruttivo. E una struttura che oggi ci appare soprattutto come un simbolo straordinario e universale dell’ingegno umano. Nel cantiere lavoravano muratori, fabbri e carpentieri, legnaioli, segatori di legname, scalpellatori, bottai: dagli annali del cantiere ricaviamo un totale di 265 lavoratori che a vario titolo operarono nella cupola (lavoravano con contratti semestrali, e venivano impiegati di solito tra i 60 e i 70 lavoratori per semestre), e sappiamo per certo che ci furono soltanto nove infortuni, uno dei quali fu purtroppo fatale (accadde a un operaio di nome Nencio di Chello, che nel 1422 cadde da un’impalcatura e morì), mentre otto causarono ferite di entità più o meno lieve (solo tre non rientrarono al lavoro). Mancava solo la Lanterna, alta sei metri, che chiude la struttura: anch’essa fu progettata da Brunelleschi (l’Opera di Santa Maria del Fiore approvò il suo progetto in data 31 dicembre 1436), ma l’architetto non fece in tempo a vederla finita perché scomparve nel 1446, e l’opera sarebbe stata terminata soltanto dopo la sua scomparsa. I lavori per la costruzione e la messa in opera della lanterna, iniziarono però solo nel 1446 alcuni mesi prima della morte di Brunelleschi. Già i fiorentini del 1436 potevano osservare una struttura incredibile, per quegli anni ma anche per oggi: un’enorme volta rossa, scandita dagli otto candidi costoloni che marcano le forme delle vele, diventata subito un riconoscibilissimo elemento del paesaggio, dal momento che la cupola si può vedere anche a svariati chilometri di distanza. il fatto che in realtà la cupola di Brunelleschi non è piena, ma costituita da due “calotte” separate da un’intercapedine (naturalmente noi vediamo quella esterna ma all’interno, tramite dei cunicoli, è possibile osservare anche quella nascosta). Il 7 agosto del 1420 cominciava la costruzione della Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, lo straordinario capolavoro di Filippo Brunelleschi. E ancora, Brunelleschi aveva pensato anche a come far procedere i ponteggi man mano che la quota si alzava: se nelle prime fasi di costruzione, quando le vele erano pressoché verticali, era possibile installare delle impalcature interne, l’incurvarsi delle vele verso l’alto rendeva d’obbligo l’utilizzo di ponteggi esterni, e alla fine, quando l’inclinazione era troppo forte, Brunelleschi immaginò un ponteggio sospeso nel vuoto al centro della cupola, appoggiato su travi fissate a quote inferiori. A lui si deve lo studio della prospettiva lineare che si era già utilizzata ma senza un riferimento preciso di regole. Per capire fino in fondo la complessità della costruzione di questa opera e l’enormità della stessa, ti riporto per pura curiosità alcuni numeri esemplari: I numeri impressionanti, più di ogni altra cosa, sottolineano la straordinaria impresa architettonica della cupola di Brunelleschi. I fedeli occupano tutti gli spazi a disposizione all’interno del Duomo cittadino, si spingono acclamanti fino sotto la cupola di Brunelleschi: si respira un’aria di giubilo e di solennità allo stesso tempo. Il giubilo sembra lasciar posto alla tensione. Con due calotte, l’architetto era infatti riuscito ad alleggerire la struttura (una cupola “piena” sarebbe stata infatti molto più pesante), a conferire al tutto un maggior equilibrio statico (al quale ha concorso anche la disposizione a spina di pesce dei mattoni con cui è stata realizzata la calotta interna) e a meglio conseguire alcuni fini pratici ed estetici: la cupola esterna, infatti, garantiva una maggior protezione dall’umidità e dalle intemperie, e poteva assumere le caratteristiche formali che l’Opera di Santa Maria del Duomo si aspettava (la cupola esterna, come scrisse Antonio di Tuccio Manetti, biografo di Brunelleschi suo contemporaneo, doveva fare in modo che la struttura tornasse “più magnifica e gonfiante”).

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